In questa quarta edizione della nostra rubrica, ci spostiamo a Serravalle (RSM) dove sono state radunate tre parrocchie (Serravalle, Falciano e Dogana). Abbiamo intervistato i coordinatori, Davide Colombini e Beatrice Borbiconi, e il parroco di Falciano, don Giorgio Savarino.
Quali sfide pone questo nuovo assetto pastorale?
Davide Colombini-Beatrice Borbiconi: A nostro parere il nuovo assetto pastorale ci dà l’occasione per riscoprire il nostro cammino cristiano l’uno accanto all’altro, insieme. Non solo: ci aiuta a sentirci parte di una Chiesa universale (e non tre campanili isolati l’uno dall’altro).
Non vogliamo tanto aggiungere proposte o iniziative, quanto rendere più attrattivo e partecipato ciò che c’è già: in questo senso ci affidiamo al lavoro dei Consigli Pastorali Parrocchiali congiunti.
Inoltre riteniamo che sia importante, come laici, promuovere un cambio di stile della nostra appartenenza alla Chiesa; in una espressione desideriamo “incentivare la comunione”. Non dobbiamo aspettarci che il Parroco ci ricordi la comune appartenenza alla Comunità di Fede, ma dobbiamo essere noi i promotori di una Chiesa unita legata dalla fede.
Le Parrocchie, se collaborano insieme, non perdono gli elementi caratteristici, ma diventano qualcosa di più bello.
Infine il nuovo assetto pastorale ci dà la spinta per cercare di raggiungere tutti, dai più piccoli agli anziani: per fare ciò sarà necessaria una comunicazione più efficace verso tutte le generazioni.
Don Giorgio Savarino – Penso che la parola-chiave da cui dipende la realizzazione di questo nuovo assetto pastorale sia “relazione”. Ci sentiamo invitati, come Comunità di Fede, a vivere un cammino insieme: ciò è possibile però soltanto se sapremo intessere legami tra noi, se saremo capaci di cercare il bene dell’altro e di ascoltarlo. Certo, la formazione è indispensabile: stiamo proponendo a più ampio raggio le catechesi liturgiche anche per gli adulti e numerose persone stanno rispondendo al nostro invito. Ma, come dicevo prima, questo nuovo assetto pastorale potrà funzionare se saremo capaci di imparare l’arte di una buona relazione gli uni con gli altri.
Quali sono gli obiettivi prefissati?
Davide Colombini-Beatrice Borbiconi – Come già dicevamo sopra, è fondamentale camminare. A tal proposito, ad esempio, desideriamo organizzare la via crucis insieme, vivere una collaborazione tra Parrocchie per le confessioni nei tempi forti, condividere momenti di formazione e unione tra gruppi di giovani e per giovani, promuovere la catechesi per adulti. Per sintetizzare, desideriamo favorire la partecipazione comunitaria, incentivare la funzione dei laici quali promotori della coesione parrocchiale e vivere il senso di corresponsabilità. Ad esempio abbiamo accolto con grande piacere il concerto di Natale organizzato insieme a Dogana.
Don Giorgio Savarino – Mi piacerebbe che le nostre tre Parrocchie fossero legate dalla speranza, altra parola-chiave che dovrebbe guidarci in questo tempo. Anche se il Giubileo è terminato da alcuni mesi non dobbiamo mai perdere questo atteggiamento fondamentale del cristiano.
Sebbene siamo all’inizio di questo progetto pastorale, siamo soddisfatti perché è aumentato il tempo di incontro tra noi preti, alla guida delle tre Parrocchie, e abbiamo avuto occasione di trascorrere più momenti insieme alle comunità.
Quali sono le condizioni di realizzazione del progetto pastorale presentato dal Vescovo il 29 novembre scorso, all’inizio dell’anno pastorale?
Davide Colombini-Beatrice Borbiconi – Riteniamo che la fiducia che i laici esprimono verso i sacerdoti sia una spinta propositiva alle collaborazioni comunitarie. Dunque desideriamo che ogni persona all’interno della Comunità di Fede possa vedere nei tre Parroci (don Pierluigi, don Raymond e don Giorgio) dei pastori di cui fidarsi e ai quali affidarsi.
Dunque pensiamo che tale atteggiamento di fiducia reciproca e di conoscenza sempre maggiore possa garantire buoni risultati a questo progetto.
Don Giorgio Savarino – Penso che tale progetto pastorale potrà realizzarsi solo se consolideremo sempre di più i quattro pilastri che il Vescovo ha indicato come fondamentali per la riconfigurazione delle Comunità di Fede. Desidero proprio ricordarli: formazione (il mistero cristiano, la professione di Fede), liturgia e sacramenti (la celebrazione del mistero cristiano), testimonianza (la vita in Cristo) e la preghiera (la vita interiore e l’elevazione a Dio).
Serravalle, San Marino




