19 Gennaio 2026

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Alla scoperta di… Carpegna

Come coordinatore della Comunità di Fede, quale stile di cammino desideri promuovere?

Don Marco Scandelli – Più che aggiungere strutture o moltiplicare iniziative, sento come priorità quella di favorire relazioni vere tra le persone e tra le parrocchie. La Comunità di Fede non nasce per “sommarle”, ma per aiutarci a camminare insieme, riconoscendoci parte di un’unica Chiesa che abita un territorio concreto e una storia condivisa.

In questo cammino, la sincerità è un cardine irrinunciabile. Senza sincerità non ci sono relazioni autentiche, ma solo ruoli, difese e talvolta incomprensioni. Essere sinceri significa potersi dire con libertà fatiche, timori, resistenze e anche speranze, senza paura di essere giudicati. Solo su questa base può nascere una fiducia reciproca vera, capace di generare corresponsabilità e comunione.

La nuova prospettiva delle Comunità di Fede non va intesa come un passo verso il caos o la perdita di identità, ma come un progetto concreto e condiviso. Un progetto che non cancella le singole parrocchie, ma le mette in relazione, valorizzando ciò che già esiste e aprendolo a uno sguardo più ampio. Non si tratta di fare tutto insieme indistintamente, ma di scegliere insieme alcune priorità, con uno stile comune e una direzione chiara.

Il mio desiderio è quello di promuovere uno stile semplice, fatto di ascolto, gradualità e fiducia, dove ciascuno si senta accolto per quello che è e per ciò che può donare. Solo così le Comunità di Fede potranno diventare non un cambiamento imposto “dall’alto”, ma un’esperienza reale di fraternità, di crescita nella fede e di testimonianza cristiana credibile nel territorio.

Quali sfide pone questo nuovo assetto pastorale?

Don Gabriele Mangiarotti – Innanzitutto è stata la prima volta che ci si è incontrati con tutte (quasi) le parrocchie interessate, nella speranza di un cammino comune e di presenza unitaria della Chiesa. Molte volte non si ha la percezione della presenza della Diocesi nel cammino di fede. In più, si è cercato di valorizzare le esperienze già in atto, per evitare di fare progetti sulla carta e non accorgerci di quello che già si vive. In questo tutti erano d’accordo. Tra noi ci sono presenze religiose che sono riconosciute dal popolo cristiano e che raccolgono persone da vari luoghi. Sono una ricchezza reale.

Quali sono gli obiettivi prefissati?

Don Gabriele Mangiarotti – L’obiettivo è quello di far conoscere questa nuova impostazione, non come informazione o “curiosità”, ma come occasione di una ripresa di presenza cristiana nell’ambiente. Ci interessa il cammino educativo. Credo che la ripresa del Catechismo della Chiesa cattolica sia la chance più utile e opportuna.

Progetti elaborati dalla Comunità di Fede per l’anno 2025/26

Carpegna, Italia
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