Domenica 28 dicembre, in occasione della festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, il Vescovo Domenico Beneventi ha presieduto la Messa con il Rito di chiusura del Giubileo Ordinario e ha invitato a ringraziare il Signore come “Pellegrini di Speranza”, «riuniti nella Cattedrale di Pennabilli con le proprie storie personali e le difficoltà dell’anno trascorso», sottolineando l’importanza di un Vangelo che si incarna nella vita di oggi, per evitare che diventi «un ritualismo sterile che non genera comunione (koinonia)».
I percorsi giubilari: dalla Parola alla Speranza
Il Giubileo è stato presentato come un percorso di misericordia che ha un’origine, uno sviluppo e una meta. L’origine è l’ascolto della Parola di Dio, che ci mette in cammino. Il cammino che Dio ci mostra – il percorso – è fatto di docilità, perdono, riconciliazione e comunione. La meta è la speranza della vita eterna, dono ricevuto nel Battesimo.
La Santa Famiglia come modello: la Chiesa domestica
La festa della Santa Famiglia ha offerto il modello fondamentale per la vita di fede. Il Vescovo vede la famiglia come prima “comunità di fede”: «La coppia, consacrata dal sacramento del matrimonio, crea un “grembo capace di vita” e diventa la prima comunità in cui si impara ad essere figli, genitori, fratelli e sorelle in Cristo». «Prendersi cura delle famiglie – prosegue – significa regalare alla società un futuro più umano, giusto e bello. Senza la famiglia, prevalgono egoismo, individualismo e morte».
Il mandato del Giubileo: uscire nel mondo
La chiusura delle Porte Sante del Giubileo non è una fine, ma un inizio, un mandato a «portare la speranza ricevuta tra “le gioie e le speranze, tra le afflizioni e le preoccupazioni” del mondo».
Per adempiere a questo mandato «è necessario uscire dall’individualismo e dall’atteggiamento di rivendicazione. Possiamo solo accogliere la grazia di Dio». «La paura ci blocca – sottolinea mons. Beneventi – ci impedisce di gioire e ci rende vulnerabili alle bugie e alle falsità del demonio, il “grande bugiardo”, che cerca di distruggere la Chiesa alimentando fraintendimenti e divisioni».
La vera Porta del Giubileo
L’immagine centrale del Giubileo non è una porta di basiliche, ma il Crocifisso. Passare attraverso questa porta non significa essere schiacciati, ma elevarsi al dono totale di sé, che è l’essenza dell’amore di Dio, della Misericordia e dell’Eucaristia.
Indicazioni concrete per le Comunità di fede
Il Vescovo conclude dando tre indicazioni concrete per il progetto diocesano delle Comunità di Fede affinché la comunione (koinonia) possa crescere su basi condivise.
- Uniformità nella Liturgia: Celebrare la Messa seguendo fedelmente il Messale Romano, senza personalizzazioni. La liturgia è quella della Chiesa universale, non quella del singolo prete. Usare linguaggi diversi crea confusione e smarrimento.
- Riorganizzazione degli Orari delle Messe: non per togliere le Messe, ma per favorire una partecipazione più sentita e dare ai sacerdoti il tempo di essere disponibili per le Confessioni prima delle celebrazioni. È un invito a superare i “campanilismi” per cercare una partecipazione comunitaria autentica, anche se ciò significa spostarsi in una chiesa vicina.
- Gareggiare nello Stimarsi a Vicenda: è l’indicazione più importante. Citando l’Apostolo Paolo, il Vescovo esorta ad abbandonare la maldicenza e a praticare il coraggio della correzione fraterna. È meglio scontrarsi e dialogare apertamente piuttosto che sparlare, perché le parole negative sono come “piume di galline disperse nel vento, difficili da raccogliere”.
Due Grandi Priorità per il Futuro: la Famiglia, custode del futuro, con lo stile pastorale della relazione educativa, genitoriale e affettiva; i Giovani: «è necessario riscattare il futuro dei giovani dalla delusione e dalla fuga». Il Vescovo conclude con un richiamo alla fiducia e all’azione, ispirata dalle parole di Gesù: “Duc in altum” (Prendi il largo), tema del nuovo anno pastorale 2025/26. «Non dobbiamo avere paura di perdonarci, amarci e incontrarci. Il Signore ci chiede di custodire l’essenza della fede, simboleggiata dalla Croce, dove Dio si è fatto uomo perché noi potessimo diventare come Lui».
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