FAMILIARITÀ E UNIVERSALITÀ DELLA CHIESA
25/26 febbraio 2024
Visita ad limina apostolorum: al di là delle parole sono chiamato a rinnovare la fede cattolica, a fare memoria degli apostoli di cui sono successore, a rinsaldare l’unità col Vescovo di Roma, il Papa, che presiede alla carità nella Chiesa.
Mi attendono ben sette giorni di incontri ai massimi livelli in Curia Romana: più di dieci Dicasteri o Uffici centrali. Ogni Vescovo, con i suoi collaboratori, si presenta con una relazione scritta sullo stato della Diocesi mettendo a confronto i dati di dieci anni prima (di per sé la Visita ad limina avverrebbe ogni cinque anni). Ci aspettano giorni di fraternità fra noi quattordici Vescovi o, come si dice propriamente, di collegialità episcopale.
Sono partito da Pennabilli col desiderio di portare tutti con me al centro della cristianità, sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Mi sento davvero piccolo davanti alla Chiesa universale, ma ho l’entusiasmo di “tirare la volata” per la mia gente in un rinnovato slancio di fede. Parto con ancora negli occhi il grande cerchio degli Scout sammarinesi che si sono dati appuntamento per la Giornata del pensiero: erano tantissimi, accompagnati dai loro Capi. Ho preso la parola e raccontato loro la cosa più semplice e più comune: il Segno della Croce, un segno inclusivo che unisce chi accoglie Gesù, un abbraccio della Trinità d’amore, una benedizione tracciata sul cuore, sulla mente e sulle braccia.
È domenica pomeriggio, 25 febbraio, mi affretto a preparare la valigia. Ci hanno detto di portare l’abito per le cerimonie e le vesti liturgiche. Come farci stare tutto?
Durante il viaggio – mi accompagnano Paola e Massimiliano – si riposa, si prega, si fa un po’ di lavoro d’agenda e soprattutto ci si prepara interiormente all’incontro con Papa Francesco, fissato per l’indomani di buon mattino.
26 febbraio: primo appuntamento con i Vescovi dell’Emilia Romagna sulla tomba dell’apostolo Pietro. Si comincia così: Messa e solenne professione di fede nelle Grotte Vaticane. Stiamo risalendo per l’incontro col Papa, sono emozionato. Ci raggela la notizia che il Papa non può riceverci: le informazioni sono un po’ imprecise e questo fa più male. Poi finalmente un chiarimento: il Santo Padre è solo stanco. Ci premuriamo di informare chi ci segue da casa e si prepara al pellegrinaggio per l’Udienza Generale del mercoledì. Non resta che uscire per una buona colazione, un giro in libreria e la registrazione del FlashdiVangelo, niente meno che in un angolo di piazza San Pietro.
Il pomeriggio è piuttosto impegnato. Siamo convocati al Dicastero della comunicazione. Il Prefetto introduce. Mi aspetto sia un importante Cardinale, invece no: è un laico che proviene dalla carriera giornalistica ed è attorniato da collaboratori e collaboratrici. Rivolgendosi a me, dopo la presentazione, mi dice che conosce bene il direttore della RTV sammarinese, il dottor Vianello. Prometto di portare i suoi saluti. Dopo l’introduzione del Prefetto, mons. Giovanni Mosciatti (Imola) legge una relazione introduttiva, a cui segue il racconto dei nostri piccoli-grandi sforzi nel campo della comunicazione. Il Prefetto ci spiazza: la comunicazione non si gioca tanto con le TV, i giornali (decisamente in crisi), i social, ma sulla capacità di tessere relazioni. E la Chiesa – aggiunge – ha in sé gli strumenti per fare comunicazione: sono le persone delle nostre comunità. I social e le altre forme di comunicazione cambiano continuamente. Occorre rendere tutti responsabili nel fare rete, a servizio del Vangelo. Un invito: coinvolgere i giovani e… i ragazzi.
L’incontro si prolunga. Non è assolutamente formale. Davanti a noi ci sono pannelli che illustrano il cammino della Santa Sede nel campo della comunicazione (dalla foto di Pio XI imbarazzato davanti alle telecamere alle trasmissioni di un Pio XII ieratico, dall’afflato spontaneo di Giovanni XXIII allo sguardo intenso di Paolo VI, dalla comunicazione travolgente di Giovanni Paolo II al parlare diretto di Francesco). Mi piace l’intervento del Vescovo Nicolò (Rimini): sottolinea come le parole di Vangelo debbano calarsi nella vita delle persone. Mons. Douglas (Cesena) invita tutti a ricordare come le notizie cattive fanno un gran rumore, le buone spesso sono sconosciute: val la pena farle girare.
L’incontro si conclude con grande cortesia. Si respira l’universalità della Chiesa, ma anche la familiarità.
Serata tranquilla. Siamo in attesa del pullman che porterà gli amici della Diocesi qui a Roma.
«NON PENSERETE CHE QUI SI TROVANO TUTTE LE SOLUZIONI…»
27 febbraio 2024
Usciamo dall’albergo di via Traspontina abbastanza presto: sarà una mattinata assai impegnativa. Lungo via della Conciliazione c’è poca gente e traffico limitato. Sullo sfondo appare la Basilica di San Pietro illuminata da un pallido sole, capace tuttavia di rivelarla nel suo splendore. Più ci avviciniamo alla piazza e più vediamo persone senza fissa dimora che si stanno sistemando dopo aver trascorso una notta in giacigli di fortuna. Roma è anche questo. Il colonnato del Bernini abbraccia anche questo. Il Papa attorno a sé ha questa umanità ferita: fratelli tutti!
Siamo attesi al Dicastero dei Vescovi. Qui si scelgono i Vescovi da inviare alle Diocesi di tutto il mondo. Ma il Cardinale Prefetto, Robert Francis Prevost, precisa che il Dicastero, si propone soprattutto di accompagnare i Vescovi nel loro difficile ministero. Di recente un documento di papa Francesco – Praedicate Evangelium – raccomanda alle persone che lavorano nei Dicasteri di sentirsi a servizio: questo il criterio essenziale della riforma della Curia Romana. Nell’introduzione del neopresidente della CEER, mons. Giacomo Morandi, vengono toccati i punti più delicati per quanto riguarda il ministero del Vescovo: problemi amministrativi, questioni non risolte dal Vescovo predecessore, animazione di un presbiterio unito e contento, promozione di una pastorale unitaria… Nei successivi interventi i nostri Vescovi segnalano il calo numerico dei presbiteri, la fatica di costruire un nuovo assetto pastorale, lo spopolamento delle zone interne (ogni Diocesi dell’Emilia Romagna è coinvolta in questa emergenza, ecc.).
Il Segretario del Dicastero, l’Arcivescovo Ilson de Jesus Montanari, incoraggia ed invita ad osare e a percorrere vie nuove, con tutti i rischi. Rilancia una riflessione sulla possibilità di unificazione delle Diocesi più piccole, senza tradire la storia locale. Qualcuno di noi riferisce il grande aiuto che riceve dalla collegialità episcopale vissuta in regione: «La più bella del mondo!». Sono in atto collaborazioni tra Diocesi e Curie episcopali. Non mancano anche i momenti fraterni, senza ordine del giorno, tra Vescovi.
Offro un mio contributo: importanza della Visita Pastorale che, talvolta, assomiglia ad una missione popolare, abitando la parrocchia e… la casa del parroco; stesura di un Programma Pastorale da costruire e sottoporre a verifiche con l’apporto dei sacerdoti e dei laici.
Tutti temi da riprendere. Il Dicastero promette, nel corso dell’anno, appuntamenti di studio e soprattutto di condivisione fraterna fra Vescovi.
Passiamo ad un altro Dicastero. Abbiamo costeggiato il colonnato e ci dirigiamo al Palazzo dell’ex Sant’Uffizio. Chi non l’ha sentito nominare? È un Dicastero chiave con diversi ambiti di competenze: la custodia del deposito della fede, la trasmissione della fede, la cura per quanto riguarda alcuni aspetti più gravi dentro la Chiesa (abusi, tradimento del segreto sacramentale, ecc.). Segnaliamo al Prefetto, l’argentino neocardinale Victor Manuel Fernandez, i condizionamenti della cultura attuale sull’evangelizzazione, le minacce alla sacralità della vita, la teoria gender, la crisi della famiglia, ecc.
La pietà popolare, risorsa importante per l’evangelizzazione, non basta: c’è una fede che non è morta, ma è ferita. Il nodo centrale è quello della trasmissione della fede; suo luogo naturale, la famiglia. Il Cardinale Prefetto formula una domanda precisa: «Avete cominciato a cercare cammini per aprire i cuori al Vangelo?». Sembra non si accontenti delle dichiarazioni di intenti o di propositi. Ribadisce, ancora una volta, che vorrebbe sentire esperienze. C’è tra noi chi racconta quello che si fa con le famiglie e per le famiglie, soprattutto per quelle ferite: «Le persone non si sentono abbandonate dalla Chiesa; qualcuno ritrova la fede». Qualcun altro di noi riferisce l’esperienza dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità. Io racconto al Cardinale Prefetto la raccolta delle esperienze sulle proposte vissute attraverso il Programma Pastorale Diocesano, basato sull’Evangelii gaudium: «Ci si racconta quello che il Signore fa in mezzo a noi quando crediamo alla sua Parola e la viviamo». La condivisione diventa metodo e contenuto; si abbozza un nuovo linguaggio di fede che sboccia dal vissuto e si ricostruisce, via via, un tessuto di Chiesa. Comunità e corresponsabilità».
Tutto immaginavo, ma non che nell’ex Sant’Uffizio ci venisse servito il caffè con i pasticcini! Ci viene anticipato che fra qualche settimana uscirà un importante documento sulla dignità umana: e questo è ben più dei pasticcini.
Le campane battono le 12. Passiamo attraverso cortili, corridoi e scaloni negli appartamenti della Segreteria di Stato. Qui ci sono i collaboratori diretti del Papa che trattano le questioni più importanti della Chiesa, i Rapporti con gli Stati e i collegamenti con le Nunziature della Santa Sede nel mondo (le Ambasciate). Mons. Paul Richard Gallagher – recentemente ospite in San Marino come relatore davanti al Consiglio Grande e Generale – ci viene incontro e ci saluta cordialmente col tipico piglio anglosassone. È un raffinato diplomatico. Sorridente ci raggiunge il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Lo vediamo spesso in tv: parla a nome del Papa, affronta con semplicità questioni spinose, talvolta sdrammatizza incidenti diplomatici. Mi ricorda gli avverbi che la tradizione attribuisce al modo di essere di alcuni Padri della Chiesa: fortiter et soaviter. A farsi portavoce delle nostre riflessioni e domande è il Cardinale Matteo Zuppi. Tocca questioni sensibili che coinvolgono i rapporti con la regione Emilia Romagna e il governo italiano (dibattito sull’autonomia differenziata, questione migranti, trattative sui beni culturali, ecc.). Ritorna la questione del fine vita. Mons. Gian Carlo Perego (Ferrara), con dati alla mano, fa il punto della situazione sull’accoglienza dei minori non accompagnati. Riferisce delle tensioni sui criteri di assegnazione per l’edilizia popolare. Le sue competenze sono ampiamente riconosciute; il Cardinale Parolin e mons. Gallagher ascoltano con vivo interesse: li ha coinvolti.
Mons. Gallagher, al termine dell’incontro, mi chiede espressamente com’è il rapporto della Diocesi di San Marino-Montefeltro con la politica sammarinese. Riferisco sulla recente introduzione della Legge per l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), sulla necessaria verifica riguardo all’alternativa all’insegnamento di Religione Cattolica nelle scuole e sui rapporti della Diocesi con gli organismi finanziari italiani e sammarinesi. Il Cardinale Parolin invita alla fiducia e lo fa con parole di fede e profonda saggezza. Una battuta: «Non penserete che qui si trovano tutte le soluzioni…».
Esco dall’incontro con la netta sensazione di essere stato ascoltato e perfino conosciuto e capito. Sia il Cardinale che il Segretario per i Rapporti con gli Stati ci accompagnano per le grandi sale della Segreteria di Stato fino al sontuoso scalone che ci porta al Portone di bronzo.
Il pomeriggio, cena compresa, è tutto dedicato agli amici della Diocesi arrivati finalmente a Roma: più di cinquanta persone. Domani saranno con me nell’Aula Paolo VI per l’incontro con papa Francesco. Mi dà una grande gioia sentirmi accompagnato dal mio popolo in una delle esperienze più significative del mio episcopato.
«UNUS PASTOR, UNUS GREX»
28 febbraio
Gesù unico Pastore, la Chiesa suo gregge. È quello che mi accingo a vivere consapevolmente mentre raggiungo i miei diocesani. Ci siamo dati appuntamento per le 6,30 del mattino in piazza San Pietro. Ma come ritrovarci quando ci sono già migliaia di persone in coda, un serpentone che avanza lentamente attraversando i metal detector? Paola, Massimiliano ed io vorremmo vivere l’incontro con papa Francesco non da soli, ma insieme agli amici saliti da San Marino e dal Montefeltro per testimoniare la nostra unità (le udienze presso i Dicasteri della Santa Sede per oggi sono sospese).
Finalmente riusciamo a vedere il prode Loris con la bandiera bianco-azzurra di San Marino. Con tanti “scusi, permesso, grazie…” raggiungiamo il gruppo. C’è gioia e voglia di stare insieme: la Chiesa è anzitutto luogo di amicizia. Arriva il nostro turno per i controlli. Capiamo che è necessario; un atto dovuto, ma rivelativo di una socialità malata e ferita: ne siamo tutti responsabili e ne portiamo tutti le conseguenze. Finalmente varchiamo i cancelli vaticani e ci avviamo verso l’Aula delle Udienze dedicata a Paolo VI. Ci accontentiamo dei posti a metà della sala. Aspettiamo l’arrivo di papa Francesco. Molti pellegrini restano nell’atrio: non ci sono più posti, siamo oltre 12.000 persone.
L’arrivo del Papa, puntualissimo, è salutato da applausi, flash e grida festose. Nel frattempo sono stato invitato con gli altri Vescovi dell’Emilia Romagna a salire sotto la grande scultura del Cristo Risorto. Dall’alto mi rendo conto del popolo variopinto e vivace che si appresta ad ascoltare il Papa. Ma il Papa non parlerà. Fa leggere il discorso ad uno speaker. Proprio non ce la fa, solo un sussurro per salutarci e darci la sua benedizione.
Nel salutare i gruppi nomina espressamente vescovi e rappresentanti delle Diocesi dell’Emilia Romagna e aggiunge “…e San Marino-Montefeltro”. Il tema della catechesi tratta due dei vizi capitali che rendono infelice il cuore: l’invidia e la vanagloria. Riflessioni sapienti con il consueto linguaggio di Francesco che sa coinvolgere. Alla fine il Papa scende per salutare gruppi ammessi al “baciamano”. Una cortesia che prolunga la presenza di Francesco nella sala, ma noi dobbiamo ripartire. Vorremmo entrare nella Basilica di San Pietro. Ce la possiamo fare in via preferenziale, merito del vestito che indosso e che mi qualifica inequivocabilmente come un vescovo della Chiesa cattolica. Passando attraverso una stretta e ripida scaletta entriamo. La Basilica è praticamente vuota; possiamo gustarci una sosta davanti alla Pietà di Michelangelo. Raccomando una contemplazione silenziosa, poi insieme preghiamo un’Ave Maria pensando a tutte le madri segnate dal dolore causato dalle guerre. Il pensiero va all’incontro per la pace che stiamo preparando in vista della Giornata internazionale della Donna (nella serata del 7 marzo prossimo a Borgo Maggiore RSM).
Facciamo sosta sulla tomba di due grandi pontefici: san Giovanni Paolo II e san Giovanni XXIII. Siamo avvolti dall’immensità e dalla bellezza di questo tempio. Il baldacchino sull’altare papale è in via di restauro; preferiamo allora scendere nelle grotte vaticane per la professione di fede sulla tomba di Pietro, colui al quale Gesù ha consegnato le chiavi: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…». È uno dei momenti qualificanti della Visita ad limina. Siamo venuti per questo momento intimo, comunitario e solenne.
Nella galleria che stiamo percorrendo vediamo le sepolture dei successori di Pietro, alcuni li abbiamo conosciuti (Benedetto XVI, Giovanni Paolo I, Paolo VI), molti quelli più antichi, illustri o meno noti. Sono le undici quando risaliamo dalle grotte e ci troviamo nella luce piena sul sagrato di san Pietro, nell’abbraccio del colonnato del Bernini. Ci ha colpito, nell’ultimo varco, vedere due statue moderne, raffiguranti santi di terre lontane. Tra noi c’è chi è qui per la prima volta: il suo entusiasmo e il suo stupore ci contagiano. Sosta, scambio di impressioni, immancabili foto ricordo e… pausa pranzo. Come sempre, Chiara ci guida con competenza e gentilezza.
L’appuntamento successivo è alla Cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano. Ci ricongiungiamo con i pellegrini delle altre Diocesi dell’Emilia Romagna. Ci sono anche molti sacerdoti e parroci delle nostre parrocchie. I presenti accennano gesti di saluto e sorrisi al passaggio dei Vescovi concelebranti che salgono all’altare. Presiede il Vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas. Ci piace il suo modo di celebrare. Nell’omelia presenta il Vescovo come uomo del servizio: una meditazione pensata per i colleghi, ma utile per tutti. Il Vescovo serve con la sua attenzione al gregge; serve quando sale sulla cattedra; serve quando vi discende per essere con la sua gente; serve quando alza le braccia nella preghiera per tutti.
Al termine i Vescovi si dispongono attorno alla cattedra del Papa e pregano: ecco il collegio degli apostoli. L’assemblea intona la Salve Regina e Maria è spiritualmente presente tra loro come lo fu nel Cenacolo e come lo fu a Efeso, nella casa dell’apostolo Giovanni, «quando la prese nella sua casa». La Visita ad limina apostolorum è soprattutto una grande esperienza di preghiera.
A TU PER TU CON PAPA FRANCESCO
29 febbraio
Il primo giorno abbiamo pregato sulla tomba di Pietro, ieri nella Cattedrale di Roma, san Giovanni in Laterano, oggi apriamo la giornata nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Arriviamo di buon mattino, le porte sono ancora chiuse. Vorremmo non fare tardi: ci attende l’incontro personale con papa Francesco.
Tocca a me presiedere l’Eucaristia. Viene proclamata la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro: guardo il soffitto dorato della Basilica. Mi hanno detto che è il primo oro portato dall’America, dai conquistadores. È facile scivolare in una lettura sociologica della parabola, una parabola che desta sempre forti emozioni. Ecco, due uomini osservati da Dio. Dio vede, eccome! Due uomini agli antipodi della scala sociale. Dio vede il ricco vestito di porpora e il povero coperto di piaghe. Dio guarda come mangiano, dove dormono. Guarda i cani sulla porta che leccano le ferite del povero. Il ricco è senza nome, il povero invece ha un nome: Lazzaro. Il ricco ha un funerale di prima classe, Lazzaro quello comunale. La parabola non dice che il ricco è cattivo, né che maltratti Lazzaro. Dice semplicemente che non lo vede, non lo considera, lo ignora. L’indifferenza ha indurito il suo cuore. Che contrasto: Dio vede persino i dettagli, mentre quel ricco è indifferente. Dico ai miei colleghi che mi fa piacere che Dio veda, penetri la mia coscienza, conosca il mio cuore: «La sua bontà mi fa crescere» (cfr. Sal 17). Aggiungo che entrambi i protagonisti della parabola sono in ciascuno di noi. Il nostro cuore è complicato e malato: talvolta santo, talvolta peccatore; capace di generosità come di egoismo; preso da slanci di fiducia in Dio e aggrappato a ciò che non è Dio… il ricco che è in me può far morire il povero che sono io. Gesù, allora, rievoca Abramo dalle profondità della storia perché ci insegni a semplificare e sanare il cuore: «Non essere duro d’orecchi, se non vuoi essere duro di cuore: allora ascolta la Parola di Dio, credi che è vera, vivila e restituisci i frutti che produce in te: non sono tuoi!».
Devo confessare che, talvolta, seduto per la cena davanti al Tg mi sento come il ricco epulone: mi passano davanti i Lazzaro di oggi, ma come avessero un’esistenza virtuale, teorica, lontana. Se li faccio entrare nella mia preghiera sbloccano il cuore e la preghiera decolla più vera. Papa Francesco ci sta insegnando la scelta preferenziale dei poveri e il coraggio della verità. Preghiamo per lui.
Non c’è tempo per la colazione, neppure per un caffè, preferiamo arrivare un po’ in anticipo. Entriamo nel palazzo apostolico. Attraversiamo, una dopo l’altra, sale stupende con marmi preziosi, arredi e quadri di valore: testimonianze di un passato principesco, ma anche testimonianza di amore per la bellezza, l’arte e la cultura, un patrimonio dell’umanità. Arriva il Papa. Ci saluta uno per uno. Accoglie il nostro seguito. Mentre dà la mano a Paola, accompagnata da Massimiliano, scherza: «Oggi abbiamo una vescovessa!». Francesco ci mette a nostro agio. Ci sediamo attorno a lui. Ci invita ad un dialogo schietto e fraterno. Restiamo con lui per quasi due ore. Tocchiamo temi scottanti per la vita del Vescovo. Affrontiamo qualcuno dei problemi della Chiesa di oggi. Non è difficile, neppure per me, prendere la parola. Gli parlo dell’accoglienza che stiamo ricevendo, del respiro della Chiesa universale che ci apre ad un orizzonte grande, ma c’è spazio anche per una domanda che mi tocca da vicino: come vivere il passaggio a “Vescovo emerito”? Gli parlo, poi, delle grandi speranze aperte dal Sinodo sulla sinodalità, delle relazioni nella comunità, con lo stile della conversazione nello Spirito. Non ho timore a riferirgli le preoccupazioni e le perplessità di qualcuno. Francesco non è minimamente stupito. Parla dell’ascolto come prima forma dell’evangelizzazione e dell’amore. Nel tempo che trascorriamo con lui tocco con mano la sua forza, la sua chiarezza, la sua lucidità e la sua umanità: «Coraggio, avanti!». Al termine dell’incontro oso perfino proporgli la registrazione di un saluto per la Veglia del 7 marzo (“Donna e pace”). Mi prega di aspettare, vuole intrattenersi con tutti. Alla fine mi fa un cenno per avvicinarmi: non si è dimenticato. Apro il cellulare e papa Francesco detta il suo saluto. Sono felice.
Di corsa scendiamo per un nuovo incontro, questa volta è al Dicastero per l’Educazione e la Cultura. Tanti i temi aperti dalla sintesi del nostro mons. Adriano Cevolotto (Piacenza). Parte un bel dialogo. Mi porto via questa idea: oggi non possiamo porci come concorrenti della cultura dominante, né creare “ambiti paralleli”, non pretendere riconoscimenti, ma offrire la qualità di una proposta. E, per quanto riguarda l’arte, non essere solo custodi, ma anche committenti.
Dopo la pausa pranzo altri due incontri importanti. Il primo è l’incontro col Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale. Annoto qualche frase, ma non sono slogan, sintetizzano discorsi piuttosto ampi: «I poveri sono di tutti», «Lo sviluppo integrale è per tutta la persona, ma anche per tutte le persone; «non disgiungere evangelizzazione e sviluppo»… Il Segretario del Dicastero non è un Arcivescovo, ma suor Alessandra Smerilli, che conosciamo bene: col suo sorriso smagliante è stata più volte in Diocesi. Tre le domande-guida: quali i principali ostacoli allo sviluppo umano integrale? Quali le azioni pastorali messe in campo nei confronti di questi ostacoli? La Chiesa locale sa comunicare idee e proposte per lo sviluppo secondo la Dottrina Sociale della Chiesa? Rispondiamo e portiamo esperienze. La Segretaria del Dicastero ringrazia: «Dovreste venire qui ogni mese!».
Ultimo passaggio della giornata è al Dicastero per i laici, la famiglia, la vita, i giovani. Tanti temi e tutti importanti. Il tempo passa… Non te ne accorgi. Monsignor Entico Solmi (Parma) avvia la condivisione. Annoto appena qualche battuta: «La Chiesa del futuro sarà una Chiesa dei laici, loro saranno i missionari evangelizzatori»; «La famiglia oggetto di cura pastorale e soggetto di azione pastorale con quello che è e con quello che fa»; «c’è preoccupazione per gli attacchi all’istituzione familiare e i valori che la famiglia incarna: accoglienza della vita, cura per i più deboli, educazione al rispetto per l’altro».
E i giovani? Concludo la relazione che mi è stata affidata come Vescovo delegato per la pastorale giovanile: «I giovani desiderano incontrare un Dio vicino e una Chiesa in dialogo con tutti, aperta, accogliente, che non giudica. I giovani ci aiutano a reinterpretare il modo di credere; sono in cerca di una fede contemporanea, amica della vita. Conclude con questa provocazione mons. Nicolò Anselmi (Rimini), esperto di pastorale giovanile: «Non aspettare i giovani, ma andare da loro!».
UNITÀ NON È UNIFORMITÀ
1° marzo
Suppongo che i lettori di queste pagine di diario, arrivati a questo punto, non ne possano più dalla noia. Ma chi vive la Visita ad limina da dentro coglie anche particolari gustosi. E poi c’è la vita insieme tra noi Vescovi dell’Emilia Romagna: siamo più simpatici di quanto il ruolo ci faccia apparire. Si scherza, si scoprono i talenti di ciascuno, si sorride amabilmente delle singolarità.
Oggi dobbiamo passare attraverso tre Dicasteri. Ma abbiamo capito che non è un “body scanner”. Sono proprio quelli “al di là” che si aspettano una parola, un contributo, un’esperienza e… ci ringraziano.
Ore 8,45. Dicastero per la Vita consacrata. Ci viene incontro il Cardinale brasiliano João Braz de Aviz insieme al suo staff. È il Cardinale referente per un esercito di suore e di religiosi di tutto il mondo. Introduce indicandoci la conversione al camminare insieme per la grazia meravigliosa del Battesimo e per la vita di sorelle e fratelli con doni necessari alla vita della Chiesa. «Non smarrire la strada – aggiunge il Cardinale João –, ma rimanere nella spiritualità che nasce dal Vangelo. Non vogliamo fermarci a causa delle difficoltà». Il Cardinale parla anche della recente esperienza del Sinodo: «C’è stato ascolto sincero. Si è portata la realtà nella quale viviamo. Ci sono cose sulle quali c’è consenso. Cose sulle quali c’è diversità. Si dialoga. Si cerca di andare sul concreto». Mi piace quando il Cardinale sottolinea che la Visita ad limina ci aiuta a rimanere nell’unità con Pietro. Ma unità non è uniformità.
Ore 10. Dicastero per l’Evangelizzazione. Ci accoglie l’Arcivescovo Rino Fisichella. Esordisce dicendoci che si sente parte della nostra Conferenza Episcopale Regionale. Infatti, è Vescovo titolare di Voghenza, antica Diocesi ora in provincia di Ferrara. La pausa di caffè che ci siamo regalati nel passaggio da piazza Pio XII a Via della Conciliazione 5 ci costa un velato rimprovero dell’Arcivescovo. In effetti, arriviamo dieci minuti in ritardo. Questo Dicastero è “giovane”, strutturato di recente: è il Dicastero competente per la preparazione del Giubileo del 2025.
Mons. Fisichella è stato per molti anni professore di Teologia Fondamentale all’Università Gregoriana. Si sente nel suo modo di parlare. La questione fondamentale che pone con precisione è la trasmissione della fede. Siamo dentro ad una nuova cultura, la cultura digitale. Non è una questione di strumenti, ma segna una svolta antropologica. Qui si pone il grande tema della libertà e della verità. Con la cultura digitale saltano categorie di spazio e di tempo. Il mondo (la cultura), tuttavia, va incontrato. Compito del Dicastero è indagare sugli elementi che condizionano o possono promuovere la trasmissione della fede. Mons. Fisichella traccia un quadro sulle competenze del Dicastero: si occupa della catechesi, promuove la Domenica della Parola e la Giornata dei Poveri. Ha competenza sui Santuari: «È un fatto, le chiese parrocchiali spesso – sostiene mons. Fisichella – sono vuote, mentre i Santuari sono pieni di fedeli». Il Dicastero per l’Evangelizzazione accompagna i missionari della misericordia ed ora è impegnato direttamente nella preparazione del Giubileo del 2025: una grande opportunità, si vuol dare un forte messaggio di speranza. Sono previsti a Roma 32 milioni di persone, il che pone problemi di accoglienza e di sicurezza. Si apre un interessante scambio di vedute, con la richiesta di informazioni sul programma giubilare.
Ore 12. Dicastero per il Clero. Chi di noi Vescovi non ha avuto a che fare con questo Dicastero? Molti colleghi esprimono la gratitudine per l’aiuto che hanno ricevuto. Ci ha accolto, al terzo piano, il Cardinale coreano Lazzaro You. A Visita ad limina inoltrata – anzi, verso la fine – tocchiamo con mano l’internazionalità della Curia Romana. Il Cardinale ha fatto preparare nell’atrio un buffet con dolce e salato. Ne approfittiamo: sono le 12! Si fatica un po’ a capire l’italiano del Cardinale Lazzaro (è in Italia da poco più di un anno), ma dice di più col suo sorriso, col suo sguardo e col suo stile.
Mons. Erio Castellucci (Modena e Carpi) parte con una scheda di sintesi riguardante la situazione del clero emiliano-romagnolo. In Regione ci sono 1.800 presbiteri. Età media: 68 anni. Caratteristica principale: prossimità alla gente. Qualche problematica per i preti giovani, che preferiscono un apostolato specialistico allo stare tra la gente in parrocchia. I fedeli si accontenterebbero della Messa, ma è una evidente riduzione del ministero sacerdotale: il prete non è solo per il culto, oggi è soprattutto per l’evangelizzazione.
Vi sono in regione 589 diaconi, il doppio rispetto al 2012. I seminaristi sono 52. Anche in Emilia Romagna si dà il caso di qualche clericus vagans e di qualche presbitero che lascia il ministero. Alcuni non si lasciano coinvolgere nel Cammino Sinodale. Preferiscono un programma piuttosto che un processo. Diversi di noi testimoniano il loro impegno per l’unità del presbiterio, anche attraverso la proposta di vita comune tra presbiteri. Da parte mia mi sento di consegnare al Dicastero una parola: «Incoraggiare i preti: portano “il peso della giornata e del caldo”, spesso non capiti e poco gratificati. Le situazioni di abusi hanno ferito profondamente il nostro clero». Come si capisce da questo breve report siamo profondamente coinvolti dall’argomento. Il Cardinale e i suoi collaboratori ci assicurano tutta la collaborazione e l’aiuto necessari. Il Cardinale chiude l’incontro con una duplice proposta: vivere il Vangelo e fare casa tra i sacerdoti. Ci congediamo. Lascio immaginare la nostra conversazione mentre torniamo in albergo. Ognuno ha da raccontare storie ed esperienze. Del resto, per ognuno di noi il presbiterio è sua famiglia.
Ore 15.30. Dicastero per il Culto. Il Dicastero non è lontano, lo raggiungiamo in quindici minuti a piedi. Andare avanti e indietro per via della Conciliazione ci fa familiarizzare con i poveri, con il barista che aspetta i clienti sulla porta, con i militari muniti di mitra davanti alle ambasciate e con frotte di turisti e scolaresche in gita… Saliamo in Dicastero. Anche qui prevediamo sarà uno spazio e un tempo per questioni che ci toccano da vicino, anzitutto il tema della riforma liturgica e la recezione del documento di papa Francesco Desiderio desideravi per la formazione dalla liturgia e alla liturgia. Equilibrare l’oscillazione pendolare fra eccesso di creatività e rubricismo. Ci sono poi questioni spinose, come quella dei padrini per l’iniziazione cristiana. Qualche Vescovo ha scelto di togliere questa figura, qualche altro di lasciare tutto a discrezione di parroci. Per l’Arcivescovo Segretario, mons. Vittorio Viola, togliere la prassi millenaria del padrinato è una scelta riduttiva e banale: «Scansare il problema senza risolverlo». Ci si chiede come rinnovare la liturgia della Cresima per renderla più comprensibile e più ricca. In molte delle nostre Diocesi, per la scarsità dei presbiteri, si celebra la domenica con la liturgia della Parola. Mons. Viola ci racconta come in Francia, dopo lunghi anni di celebrazioni domenicali in assenza di presbitero, la gente ora, dai piccoli centri, cerca espressamente, nelle città, la Messa. Per questo incontro in Dicastero siamo stati molto aiutati da mons. Ovidio Vezzoli (Fidenza). È il nostro esperto in CEER.
Dobbiamo ripartire. Concludiamo la giornata nella quarta Basilica Maggiore, San Paolo Fuori Le Mura. L’ora è tarda. Non ci sono turisti, non ci sono fedeli. Tutti noi Vescovi dell’Emilia Romagna ci stringiamo attorno all’altare sotto il grande mosaico absidale: al centro il Cristo, ai suoi lati quattro apostoli, ai piedi del Cristo, seduto in trono, è raffigurato, con dimensioni piccolissime, Papa Honorio III. Mi incanto a guardare quel grande mosaico: siamo davvero piccoli ai piedi di Gesù Maestro.
LE TANTE SORPRESE DI UN’ESPERIENZA STRAORDINARIA
2 marzo
Ultima giornata: sono di buon umore! Stanco? Abbastanza, ma con la soddisfazione di aver concluso utilmente un periodo della mia vita. Sette giorni interi: troppi? Sì, considerate le urgenze di casa, ma utili e necessari per affinare lo sguardo sulla vita pastorale della Diocesi nell’orizzonte più ampio della Chiesa universale.
Qualche sorpresa? Tante! L’esperienza della collegialità episcopale (vita comunitaria compresa), l’incontro con papa Francesco, l’accoglienza ricevuta nei Dicasteri. Che cosa mi porto a casa? Una conferma: unità e comunione; una bellezza: la presenza di Gesù buon Pastore che ama e pasce la sua Chiesa; incoraggiamento più che giudizi: non un programma già fatto, ma un processo sul quale perseverare.
Ci scambiamo le reazioni registrate sulla stampa a proposito della nostra presa di posizione sull’iniziativa della Regione Emilia Romagna in materia di suicidio assistito. Nei primi giorni del nostro soggiorno avevamo valutato l’opportunità di una presa di posizione. Ne è uscito un testo chiaro nei contenuti e semplice nella forma: «Il valore della vita umana si impone da sé, specialmente nella fragilità della vecchiaia e della malattia. L’eutanasia non è la soluzione». Siamo effettivamente sconcertati per la proposta di legittimare con un decreto amministrativo il suicidio medicalmente assistito, perfino con una tempistica precisa per la sua realizzazione (iter di 42 giorni), per attuare la sentenza della Corte costituzionale (242/2019). Anche in Diocesi l’Ufficio di pastorale della salute sta affrontando il tema, partendo da un primo punto da chiarire: la differenza fra inguaribile e incurabile. Ci può essere chi non è più effettivamente guaribile, ma di tutti occorre comunque prendersi cura con la premurosa vicinanza, la continuazione delle cure palliative e ogni altra cosa che non procura abbandono, senso di inutilità e di peso a quanti soffrono.
Ci avviamo all’ultimo incontro, questa volta è alla Segreteria Generale per il Sinodo. Si parla ovviamente dell’esperienza italiana. Il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale, ascolta la relazione di mons. Erio Castellucci (Modena e Carpi). Un dato, superficiale forse, ma indicativo, è il numero delle persone che in regione hanno partecipato al cammino, oltre 500.000. Da tutti apprezzato il metodo della conversazione nello Spirito, da tutti espressa l’esigenza di passare da dichiarazioni di intenti a vere e proprie indicazioni operative.
Non vengono taciuti gli aspetti critici, come ad esempio una certa resistenza da parte di alcuni parroci. Motivi? Il principale: la paura della disillusione dopo tante esperienze senza efficacia. A questo proposito il Cardinale Segretario annuncia un’iniziativa tesa a coinvolgere i parroci: evidentemente è un problema abbastanza diffuso (invierà una lettera con le dovute precisazioni ai Vescovi).
Nella sala dell’incontro c’è un pregevole dipinto moderno (non conosco l’autore) che ritrae una seduta sinodale classica: l’emiciclo dell’aula sinodale a gradinate concentriche, in fondo la figura bianca del Papa e attorno i Vescovi convocati, l’insieme appare come una fotografia in movimento. Mi avvicina il Cardinale Grech, si ferma a guardare con me, poi mi sussurra: «Il Sinodo non lo si vedrà mai più così». Capisco al volo che mi vuol dire. Anch’io ho ben presente lo scenario dell’ultimo Sinodo dell’ottobre scorso: tanti tavoli attorno ai quali laici, preti e vescovi ascoltano e parlano. E, in uno dei tavoli, il Papa! Intuisco che quella del Cardinale è una battuta, Sinodo significa anche diversità di livelli di competenza e diversità di responsabilità, consapevoli di quanto ci ricorda spesso papa Francesco: il Sinodo non è un parlamento.
Torniamo in albergo per organizzare il rientro nelle nostre Diocesi. È il momento di salutarci, di augurare ad ognuno un buon cammino verso la Pasqua. Abbiamo imparato a conoscere un po’ di più l’uno la Diocesi dell’altro, ad apprezzarla e ad amarla come la propria.
Vescovo Andrea





