Diritto di decidere della vita del bambino nel proprio grembo, diritto di farsi uccidere quando si ritiene la propria vita non più degna di essere vissuta, diritto di applicare la pena capitale a chi vi è stato condannato, diritto alla genitorialità a qualsiasi età e in qualsiasi condizione o ricorrendo alla maternità surrogata, tutti diritti “positivi”, ossia che discendono da leggi “poste” dagli uomini, anche democraticamente, cioè interpretando il mutevole “comune sentire” della quota maggioritaria del popolo sovrano… Ma tutto ciò che è legale è per ciò stesso giusto? O esiste una serie di principi eterni e immutabili, inscritti nella natura umana (diritto naturale) che il diritto effettivamente vigente (diritto positivo) dovrebbe solo tradurre in norme?
Tommaso d’Aquino, nel XIII secolo scriveva che la lex naturalis è «participatio legis aeternae in rationali creatura», ossia è il modo in cui l’ordine cosmico creato da Dio si manifesta nella creatura umana dotata di ragione. Il precetto fondamentale della legge naturale consiste nella massima “bonum faciendum, male vitandum” (“il bene va fatto, il male evitato”). La lex humana (o humanitus posita) dovrebbe quindi constare di tutti i precetti particolari che la ragione ricava dalla legge naturale per regolarsi nelle diverse situazioni. Ne consegue che quando le leggi positive non sono ispirate alla legge naturale non possono nemmeno definirsi tali. Di qui la premessa per la sua “dottrina della resistenza”, secondo cui “l’uomo è tenuto a obbedire ai principi secolari nella misura richiesta dall’ordine della giustizia e pertanto se non hanno un principato legittimo, ma usurpato, oppure comandano cose ingiuste, i sudditi non sono tenuti a obbedirli”. Ed ecco il tema (attualissimo) dell’obiezione di coscienza quale strumento riconosciuto alla singola persona per sottrarsi dall’applicazione di norme che contrastano con i principi etici, ma ecco anche (e soprattutto) il monito rivolto ai popoli a risvegliare la propria coscienza per opporsi a leggi che, quandanche assunte da Parlamenti democraticamente eletti o condivise dai più, siano comunque contrarie al diritto naturale (si pensi ad esempio alle leggi razziali, alle leggi eugenetiche, alle leggi sulla schiavitù ecc.) A tale ultimo proposito, già un millennio prima del Teologo e Filosofo di Roccasecca, il giurista Ulpiano (quello dei 3 principi del diritto: honeste vivere, alterum non laedere e suum cuique tribuere), sosteneva che la schiavitù fosse contraria allo ius naturalis benché prevista dallo ius gentium, in quanto nello stato di natura a nessun uomo è consentito di predominare sull’altro.
Ma venendo ai nostri tempi, Papa Leone XIV sta richiamando i Paesi al rispetto del diritto naturale nelle loro legislazioni (“…un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente.) e ciò dimostra quanto sia ancora attuale l’antico dualismo tra giusnaturalismo (è legge ciò che è giusto) e giuspositivismo (è giusto ciò che è legge).
Di questo si parlerà nell’incontro organizzato dall’Associazione Uno di Noi giovedì 20 novembre alle ore 21 al teatro parrocchiale di Borgo Maggiore, sotto la guida esperta e preparata di Don Luca Bernardi.
Via Ventotto Luglio, 47893 Borgo Maggiore Casetta, San Marino




