5 Febbraio 2026

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Alla scoperta di… Novafeltria

Ci spostiamo a Novafeltria dove sono state radunate otto parrocchie (Novafeltria, Maiolo, Miniera, Perticara, Santa Maria d’Antico, Sartiano, Talamello e Torricella). Territorialmente, tranne la parrocchia di Secchiano e Ponte Santa Maria Maddalena annesse alla Comunità di Fede di San Leo, questa è una “unione spirituale” di tre comuni, Novafeltria, Maiolo e Talamello. Cinque sono i sacerdoti presenti al servizio pastorale di questa porzione della Diocesi: mons. Elio Ciccioni (Novafeltria), don Jean-Florent Angolafale (Sartiano, Talamello e Torricella), don Fulgence Ginipalo (Miniera e Perticara), don Simone Tintoni (Maiolo e Santa Maria d’Antico) e don Emmanuel Murmu (cappellano dell’Ospedale Sacra Famiglia e della Residenza per Anziani a Novafeltria). Questa Comunità di Fede inoltre è impreziosita da varie comunità religiose: le Maestre Pie dell’Addolorata a Novafeltria e le Figlie Benedettine della Divina Volontà a Talamello. Inoltre a Maiolo ci sono due presenze eremitiche: padre Giovanni Spadola a Sant’Apollinare e una sorella dell’Istituto delle Discepole della Verità.

Quali sfide pone questo nuovo assetto pastorale?

don Jean-Florent Angolafale – Nel suo insieme, le parrocchie della nostra Comunità di Fede (CdF) sono ravvicinate e facilmente raggiungibili dalla Strada Marecchiese. Fanno eccezione Miniera e Perticara, più all’interno. Questa vicinanza è un’opportunità, perché comuni sono tanti settori di vita sociale: supermercati, scuole, amministrazioni, attività sportive e ludiche, ecc. Sul territorio, si avvertono bisogni vari quali l’accompagnamento delle famiglie cristiane, il cammino trasversale dell’educazione alla fede dei giovani, l’urgenza di un incontro sempre rinnovato con Gesù nell’ascolto e nella meditazione della sua Parola, un “biglietto d’amore” per citare Papa Francesco, l’attrezzamento dei fedeli che diventino capaci di rendere ragione della loro fede di fronte a provocazioni sempre molteplici e complesse del mondo odierno.

Federico Nanni e Cristina Masi – In attesa di definire più compiutamente gli obiettivi principali legati alle sfide pastorali che la Comunità di Fede dovrà affrontare (i consigli parrocchiali non si sono ancora confrontati in forma plenaria) l’équipe che si è costituita successivamente all’assemblea diocesana di settembre ha individuato due ambiti nei quali incidere concretamente attraverso alcuni progetti sperimentali.
Anzitutto, la fascia di età giovanile, caratterizzata da una certa disaffezione per l’esperienza di fede (evidenziata da un abbandono quasi generalizzato della partecipazione ecclesiale dopo la Cresima).
Il secondo ambito d’intervento individuato riguarda la fascia di età adulta, anch’essa frequentemente lontana dalla vita comunitaria e sacramentale.

Quali sono gli obiettivi prefissati?

don Jean-Florent Angolafale – I bisogni precedentemente segnalati hanno condotto i delegati delle nostre parrocchie a tracciare alcune linee da seguire. Innanzitutto l’obiettivo è costruire una formazione dei giovani che provengano da varie realtà giovanili (Scout, ACR e altre) con l’intento di capire il mondo dei giovani ed insieme a loro ideare e attuare progetti vivibili da tutti i ragazzi. Inoltre si punta a realizzare un’estensione dell’esperienza della “lettura comunitaria della Parola” fatta a Talamello per l’intera CdF o l’avvio di un altro gruppo di lettura della Parola: lo scopo è quello di edificare una vita di fede sulla Parola o come incontro con Gesù che ci rivolge la parola. Oltre a ciò si proporranno catechesi sui temi caldi della vita sociale alla luce della Dottrina della Chiesa, a partire dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Infine da non dimenticare la scelta delle coppie referenti al livello di ogni comunità parrocchiale per fungere da ponte tra coppie delle parrocchie e la pastorale familiare diocesana con le sue iniziative varie (ritiri, esercizi spirituali, convegni…)

Federico Nanni e Cristina Masi – L’équipe di progettazione ha ipotizzato la creazione di un gruppo di giovani (appartenenti alle aggregazioni ecclesiali di Novafeltria, AC e Scout, ma provenienti anche dalle parrocchie più piccole della CdF) che si senta “missionario” tra i coetanei e, con un’adeguata formazione e preparazione, organizzi iniziative e proposte per avvicinarli nuovamente all’esperienza di fede e alla vita comunitaria.
Per quanto riguarda invece il secondo ambito di intervento (fascia adulta), l’equipe di progettazione ha ritenuto utile offrire un percorso di incontri destinati a fornire una buona conoscenza della fede cristiana. E poiché all’interno della CdF esiste già un’esperienza formativa incentrata sulla Parola di Dio, si è pensato di affiancare ad essa una seconda proposta catechistica che risponda all’esigenza di conoscere la “ragionevolezza” dell’annuncio cristiano e rispondere agli interrogativi sulle verità di fede.
Sempre nell’ambito del mondo adulto, poi, è scaturito un terzo progetto rivolto alle coppie di sposi: in estrema sintesi, ci si propone di coinvolgere una/due coppie per ogni parrocchia che si rendano disponibili a partecipare alle iniziative proposte dall’ufficio famiglia diocesano, conoscendo così i contenuti tipici della pastorale familiare (spirituali, relazionali ed educativi) e fare esperienza diretta del clima di fraternità e condivisione che si respira in queste occasioni. L’auspicio è far sì che queste coppie possano in un secondo tempo rendersi capaci di testimonianza e “fermento” nei confronti di amici e parrocchiani.

Quali sono le condizioni di realizzazione del progetto pastorale presentato dal Vescovo il 29 novembre scorso, all’inizio dell’anno pastorale?

don Jean-Florent Angolafale – Questo cammino bello ed impegnativo richiederà da parte di tutte le nostre comunità parrocchiali tante cose. La prima è quella di sdoganare l’espressione CdF laddove l’attaccamento alla propria Parrocchia sovrasta ogni altra sollecitazione. Determinanti a questo riguardo saranno l’accoglienza del progetto da parte di tutti i collaboratori laici delle singole parrocchie, l’equa distribuzione di attenzione e sensibilità per la CdF da parte di tutti i sacerdoti del luogo visto che avranno da rispondere a non poche esigenze delle comunità loro affidate, la disponibilità di attori pastorali a spendersi nell’attuazione di progetti elaborati.

Federico Nanni e Cristina Masi – Risulta evidente ed ovvio che tutte queste idee progettuali (ancora “sulla carta”) potranno iniziare a prendere vita solo attraverso una effettiva accoglienza da parte delle singole comunità appartenenti alla CdF (consigli pastorali, associazioni e movimenti).

Progetti elaborati dalla Comunità di Fede per l’anno 2025/26

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