Is 60,1-6
Sal 71
Ef 3,2-3.5-6
Mt 2,1-12
(da registrazione)
C’è sicuramente tanta emozione – si sente nell’aria – da parte di tutti. È bello poter assistere alle meraviglie che il Signore compie attraverso la disponibilità di noi battezzati alla sua chiamata. Ogni chiamata di Dio nell’esercizio di un ministero nella Chiesa è per la crescita della sua Chiesa, casa dove i credenti, i cristiani, vengono rinnovati, rigenerati e nutriti rispetto al dono della fede ricevuto nel giorno del Battesimo. Il Battesimo è il dono che ha dato inizio a tutto, al nostro percorso, ai cammini di appartenenza alla Chiesa e nella Chiesa, all’interno delle vicende del mondo, come annunciatori del Vangelo, la buona notizia che è l’amore di Dio, che non abbandonerà nessun uomo al destino della morte: Dio ci vuole tutti santi! Ed è quest’ansia, questa voglia di annunciare a tutti che Cristo risorto ci ha salvati dalla morte, che permette ancora oggi di vivere nella tradizione di ciò che di generazione in generazione viene affidato alla celebrazione di oggi: la manifestazione di Dio, Gesù, alle genti, i Magi, per la salvezza di tutti, mediante il ministero dell’Ordine, in questo caso del Diaconato, che Michele riceverà.
Federica e Michele, avete già consacrato il vostro amore nel sacramento del Matrimonio, un sacramento che oggi più che mai collabora all’edificazione della Chiesa mediante quello che è l’aspetto più immediato della Chiesa domestica. Oggi la vostra famiglia è raggiunta dalla grazia dello Spirito Santo, chiamata ad interpretare la vocazione di Dio, che chiede a te, Michele, di diventare diacono della Chiesa di San Marino-Montefeltro.
È un dono, ma anche una chiamata: Dio è all’origine. Questo è il nostro primo atto di fede; infatti, rispetto a quello che Dio ci chiede, possiamo anche resistere, ci è data la possibilità di aderire o rinunciare. A tutti è richiesto un atto di fede. Dio ci chiama ad una missione nella Chiesa: il servizio dell’amore, che è sostenuto, caro Michele, dalla tua famiglia, da tutta la comunità, dal Presbiterio e ancora di più dal Collegio dei diaconi.
Oggi più che mai siamo chiamati a seguire la stella che ci porta a Betlemme, dove si è rivelato il Dio Bambino, rispecchiato dalle attese di speranza che appartengono alle donne e agli uomini di oggi. Ogni persona è la nostra Betlemme. Verso ogni persona andiamo seguendo la stella del Vangelo che ci indica la strada e fa sì che le nostre traiettorie, partendo dall’Eucarestia, possano raggiungere ciascun fratello o sorella e, nel servizio dell’amore, servire il Dio della vita.
Il Diaconato, insieme al Presbiterato e all’Episcopato, rappresenta la Chiesa e il sacramento dell’Ordine che, insieme al sacramento del Matrimonio, appartiene ai sacramenti della missione. Qual è la missione della Chiesa? Far crescere il popolo di Dio, ciascuno secondo lo specifico della propria vocazione. Tutti siamo chiamati a edificare il popolo di Dio nella storia di oggi, perché avvenga il Regno di Dio.
Condividendo con Michele e Federica alcune suggestioni, ho collegato al momento dell’Ordinazione diaconale due immagini che, secondo me, dovrebbero sempre di più nutrire, ma anche dare plasticità a quella risposta alla domanda: «Chi è il Diacono oggi e che cosa deve fare?».
La prima immagine è il Cenacolo e in modo particolare il momento in cui Gesù, non durante la lavanda dei piedi, ma dopo aver lavato i piedi, ci affida alla reciprocità: «Fate questo gli uni agli altri, così come ho fatto io» (cf. Gv 13,14-15). «Fate questo gli uni agli altri»: c’è uno scambio che accade proprio nel momento dell’incarnazione. Dio ha assunto la nostra natura e noi il suo Vangelo. Il servizio è scambio, è riconoscimento della dignità di ciascuno, è accogliere il dono della dignità battesimale, in ogni battezzato, e rispetto a questo dono mettersi a servizio, perché non venga sciupato, sprecato, dimenticato, messo da parte.
«Fate questo gli uni agli altri». E allora è vero che già nella Chiesa domestica, la vostra famiglia, l’esercizio della carità e della reciprocità ti permetterà e vi permetterà di poter svolgere un servizio nella Chiesa, partendo da questo atteggiamento di “scambio” per cui «c’è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35), ma c’è altresì una restituzione di ciò che riceviamo ed è quella la donazione che scaturisce dal servizio, la gioia di essersi donati, senza alcuna aspettativa, se non animati dal desiderio di veder crescere la Chiesa di Dio.
E se nel Cenacolo abbiamo appreso il metodo, il fine, ma anche l’anima del servizio diaconale, lungo la strada che va da Gerusalemme a Gerico – questa la seconda immagine – capiamo l’impegno. Per l’uomo che vede un poveraccio lasciato a terra da sicari e si prende cura di lui, lo assume, lo consegna perché altri continuino le cure affinché lo guariscano, c’è un compito: «Al mio ritorno, tutto quello che avrai speso te lo rifonderò» (cf. Lc 10,35). La carità non è un gesto una tantum, è l’inizio di un percorso che diventa la responsabilità, un compito di ritorno in cui noi non dimentichiamo gli altri. È quello di cui abbiamo bisogno oggi nella missione della Chiesa. Evangelizzare, ma “ritornare”, per non dimenticarci delle persone a cui abbiamo annunciato il Vangelo, perché quel germe di fede e di speranza possa essere coltivato, custodito e portare frutti a suo tempo. Ciò che manca, tante volte, all’impegno di noi cristiani è questo ritornare. Riduciamo le nostre iniziative all’estemporaneità di un momento. Invece, rimanere fedeli al servizio vuol dire ritornare, far sì che l’altro diventi un mio familiare, cresca come mia sorella, mio fratello, far sì che l’altro, da estraneo, diventi una persona che appartiene alla nostra Chiesa. Abbiamo bisogno di recuperare questa appartenenza.
Allora se da un lato c’è il metodo, dall’altro c’è il compito: «Fate questo gli uni agli altri come Dio ha fatto a voi». «Quando ritornerò, verificherò e ti rimborserò, perché ciò che ho annunciato l’ho consegnato alla tua cura». Il diacono è il ministro della cura, che custodisce nel suo impegno diaconale il grande compito e ministero che la Parola annunciata possa essere vita.
Nel rito dell’Ordinazione, invocando lo Spirito Santo, ci appelleremo al fatto che l’esempio della tua vita, della vostra esistenza, e l’esempio del nostro ministero possano suscitare il desiderio dell’imitazione. Tante volte parlando con i più giovani – e voi siete esperti in questo, stando con gli Scout – ci accorgiamo che non si educa con i principi, ma suscitando in loro la gioia di potervi imitare. Ecco il segreto di una pastorale che non è solo vocazionale, ma educativa. Occorre che i cristiani si adoperino, nell’ambito dell’educazione, a suscitare stupore, meraviglia, gioia nell’altro perché, intravedendo Cristo, possano seguire il vostro esempio e voler essere come voi.
Allora se da un lato c’è il servizio, dall’altro c’è la responsabilità di una sequela che, giorno dopo giorno, si costruisce con la preghiera, con l’ascolto meditato della Parola, con l’Eucarestia, fonte e culmine di tutto il nostro agire cristiano. Siamo chiamati a fare Eucarestia e tutti siamo al servizio dell’Eucarestia, perché nel dono del sacrificio di Cristo si rinnova il futuro dell’umanità, se sa ancora attingere al coraggio del Vangelo che dissipa i pensieri puri dell’umanità e compie grandi cose per chi riconosce l’opera di Dio.
Michele, noi ti accogliamo, ti accogliamo tra i diaconi e tra i presbiteri, ti accogliamo nell’Ordine sacro, perché tu oggi, costituito diacono, possa aiutare tutti quanti noi a servire questa Chiesa, la nostra Chiesa, la Chiesa che apprende la Parola di Dio, che attende una credibilità di speranza che nasce proprio da una vita vissuta nella sequela di Cristo. La Chiesa che attende, attende il dono dell’Eucaristia.
In questa prospettiva, laddove tu sarai chiamato, insieme ai tuoi cari, a svolgere questo servizio, il nostro augurio, invitando a non appellarsi alle nostre capacità, ma alla grazia di Dio che fa per ogni cosa secondo i suoi progetti.
Qualcuno mi chiederà: «Da adesso Michele che farà?». Michele continuerà sicuramente a seguire questa comunità nell’ambito degli Scout e, insieme a sua moglie, nell’ambito educativo, un ambito di carità privilegiato. C’è bisogno di annunciare il Vangelo bello che trova, nel Vangelo vissuto di una coppia, lo slancio, ma soprattutto la prospettiva della speranza di chi ha compreso e continuerà a seminare la gioia del Signore.
Che il Signore ti custodisca e noi tutti possiamo, insieme a te e insieme a tutta la comunità cristiana, adoperarci, fratelli cari, perché questa Chiesa cresca nel dono della benedizione del Signore.
Michele, imita il Vangelo e suscita, soprattutto nei giovani ma anche nei più grandi, il desiderio di poter comprendere a quale speranza e ancora di più a cosa il Signore ci chiama per essere felici.





