Consegna alle Autorità Pubbliche del Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale della Pace
(da registrazione)
Con sentimenti di gratitudine saluto le Loro Eccellenze, i Capitani Reggenti, e auguro Loro un fecondo ministero per il compito impegnativo che svolgono, anche per quanto riguarda la custodia dei nostri desideri di pace, ma soprattutto della libertà che garantisce la pace.
Questi saluti rivolgo ed estendo a tutti i Segretari di Stato e ai membri del Consiglio Grande e Generale, all’Ambasciatore d’Italia a San Marino, ai rappresentanti del Corpo militare e soprattutto ai nuovi Capitani di Castello, che incontro oggi per la prima volta e a cui rivolgo gli auguri per il prezioso servizio di mediazione e soprattutto di custodia di quel desiderio di comunità che è molto vivo nei nostri Castelli e nei cuori dei tanti giovani che vi abitano. Accolgo ciascuno dei presenti ed in modo particolare la rappresentanza della Delegazione di Arbe (Croazia): è molto bello per noi vivere il senso di comunione che ci rimanda alle origini del nostro Santo Patrono e Fondatore della nostra amata Repubblica.
La pace, così come il Santo Padre ci ha annunciato nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, ha bisogno, oggi più che mai, di una grande attenzione. È necessario “disarmarla” dai linguaggi militari della violenza e dell’odio, ma anche accoglierla come un mezzo che disarma tutte quelle condizioni degli uomini e delle donne che, purtroppo, esagerando e ancora di più esasperando gli interessi personali, hanno dimenticato la stella del bene comune.
La celebrazione di oggi, con i Magi che giungono alla grotta di Betlemme per adorare il Signore nostro Gesù Cristo, ci presenta l’esperienza di uomini sapienti che inseguivano la verità cercando di comprendere il senso della storia e che hanno avuto il coraggio di seguire una stella, segno di un prodigio, ma anche annuncio di un grande mistero di benedizione. Quella stella, per noi impegnati a tutti i livelli, educativo, politico, civile e anche religioso, è il bene comune. Non ci può essere pace se il bene comune non alimenta, sostiene e guida le nostre decisioni. E il bene comune ha bisogno di un percorso: uscire dal proprio egoismo per incontrare gli uomini e le donne con i quali vogliamo condividere l’esperienza di una storia che non è solo teatro di combattimento, ma è il tempo che è dato a ciascuno di noi nella libertà per costruire il bene comune.
Ecco allora che il dialogo, l’incontro, l’ascolto, ancora di più la capacità di pensarsi insieme, ci permettono veramente di sconfinare. La Prima Lettura ci insegna in che modo: alzando lo sguardo. Solo chi alza lo sguardo va oltre i confini dei propri interessi. Ed uscendo da questi interessi lo sguardo ci permette di intravedere i volti degli altri, nostri fratelli e sorelle, che condividono con noi la dignità della vita umana, una vita che dobbiamo custodire nei valori della libertà e della pace, ma anche in quel servizio di promozione non solo dei diritti di ciascuno, ma anche di una vita che in pace permette a ciascuno di vivere i propri sogni, i propri progetti, le proprie aspettative di benedizione. I Magi giungono alla grotta dopo un lungo percorso, dopo aver interrogato i segni, incontrato persone, fatto domande, e si ritrovano di fronte a quello che è un bambino disarmato e disarmante, che ci ricorda come noi cristiani, oggi più che mai, dobbiamo attingere a quel dono. Non possiamo appellarci alle nostre sicurezze, alle nostre ideologie, alle nostre convinzioni, abbiamo bisogno di abitare in maniera convincente gli spazi pubblici della storia rifacendoci ai valori del Vangelo, che per noi cristiani affermano la dignità della persona, la sua tutela, la garanzia per la persona di un bene che va oltre l’interesse personale.
L’augurio è quello di accogliere i tanti spunti che in questi giorni ci sono giunti dalla cronaca, in maniera negativa e buia, dove noi vogliamo riportare e far risplendere la luce della pace, ma anche dal Messaggio di inizio anno dei nostri Capitani Reggenti, dove l’attenzione ai giovani diventa veramente una grande consegna per il futuro. Il futuro non è fatto di idee, il futuro deve essere abitato da giovani che, sostenuti e accompagnati dal nostro impegno, possono avere, nella nostra terra e nel mondo, la possibilità di esprimersi per il bene comune. Ascoltiamo i giovani, accogliamoli e, insieme a loro, incamminiamoci verso Betlemme: Betlemme è il cuore di ogni donna e di ogni uomo che incontriamo, che, come noi, desidera la pace.





