Nell’ambito della visita di Stato nella Repubblica di San Marino, Papa Leone XIV è stato accolto a Palazzo Pubblico, dove ha incontrato le istituzioni della Repubblica e le rappresentanze del popolo sammarinese.
Pubblichiamo integralmente il discorso rivolto al Santo Padre da parte degli Ecc.mi Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva e il discorso pronunciato da Papa Leone XIV alle autorità e alla società civile nel corso della sua visita.
Il discorso degli Ecc.mi Capitani Reggenti al Santo Padre Papa Leone XIV

Santità, oggi la Repubblica di San Marino si raccoglie con profonda commozione attorno alla Sua presenza, per porgerLe un accorato benvenuto in questa Terra di pace e di antica Libertà, che da secoli custodisce il valore della persona, la forza della solidarietà, il rispetto dell’altro e la vocazione al dialogo. Con sentimenti di sincera emozione e gratitudine immensa, desideriamo porgerLe il saluto, deferente e fraterno, delle Istituzioni e del Popolo sammarinesi che La accompagnano a braccia tese in questa Visita storica all’antica Repubblica del Titano. Un vivissimo benvenuto all’Alta Delegazione al seguito, che ci consente di instaurare un dialogo, aperto e profondo, sulle molte dimensioni del nostro fecondo rapporto. A questo saluto, desideriamo unire in questa Sede anche quello della Diocesi di San Marino-Montefeltro, del Suo Vescovo e di tutti i suoi fedeli, che oggi si stringono attorno a Lei con particolare gioia, riconoscendo nella Sua presenza un momento di straordinario significato per l’intera comunità ecclesiale.
AccoglierLa nella nostra Terra, che affonda le radici della storia e delle tradizioni nella figura di un Santo Fondatore, il Santo Marino, che ha forgiato il Suo popolo sulla base di valori ancorati al Cristianesimo, educandolo al valore dell’antico motto “Relinquo vos liberos ab utroque homine”, è fonte di giubilo, per la straordinarietà di un evento del più alto valore spirituale, civile e istituzionale, che lascerà traccia indelebile nella memoria della nostra comunità. Oggi trova compimento una speranza che ha preso forma già lo scorso mese di gennaio, quando i nostri predecessori, nel corso dell’Udienza privata che Ella volle Loro concedere, ebbero l’alto onore di rivolgerLe l’invito a visitare la più antica Repubblica del mondo; un invito che pochi mesi più tardi ha trovato benevola accoglienza, aprendo la strada a questo solenne momento e permettendoci di vivere insieme anche il centesimo anniversario delle nostre relazioni ufficiali.
Un secolo di dialogo continuo, durante il quale le nostre Istituzioni hanno attraversato insieme alcune delle pagine più significative della storia contemporanea, mantenendo saldo un rapporto consolidato sul rispetto reciproco e sulla mutua volontà di condividere ideali universali, anteponendo sempre la dignità della persona, la pace, la solidarietà e la libertà. Siamo onorati e orgogliosi di poter vantare con la Santa Sede, cui ci accomuna lo status di enclave nella Penisola Italica e l’essere parte delle più piccole entità territoriali sovrane, relazioni bilaterali ottime ed esclusive, progressivamente rafforzate in questo secolo, attraverso la continuità del dialogo, alimentato da scambi di visite, da una feconda attività diplomatica e dall’adozione di significative intese, che hanno disciplinato ambiti di particolare rilevanza per la vita della nostra comunità. È ancora viva nella memoria di tutti la storica visita a San Marino di San Giovanni Paolo II, il 29 agosto 1982: una giornata memorabile, che segnò per sempre la storia della nostra Repubblica, quando per la prima volta un Pontefice varcò i confini del Titano.
Con la stessa emozione richiamiamo la Visita di Papa Benedetto XVI, il 19 giugno 2011; due giornate che hanno tracciato il cammino del nostro Paese, coniugando il valore e l’intensità spirituale alla dimensione sociale e istituzionale. Oggi, Santità, la Sua presenza si posa sulla nostra antica storia come un segno di luce, rinnovando i legami profondi che, nel tempo, hanno unito la Santa Sede e la nostra Repubblica. È un incontro che custodiremo nel cuore e che ci permette di aprire insieme una nuova pagina della stessa lunga storia, guardando al futuro con la fiducia di chi sa che, anche nelle sfide più difficili, l’amicizia, la fede e il dialogo possono continuare a indicare la strada. Viviamo un tempo che pone alla coscienza della Comunità internazionale domande profonde e ineludibili. Un tempo nel quale, mentre il mondo anela alla pace, troppe terre continuano a conoscere il dolore della guerra, troppe persone sono costrette a lasciare le proprie case e troppe vite sono segnate dalla fame, dalla paura e dall’ingiustizia. I conflitti che ancora insanguinano diverse regioni del mondo, le crisi umanitarie, le tensioni che attraversano gli equilibri internazionali, le migrazioni forzate e le disuguaglianze che continuano a separare gli uomini ci ricordano, con forza, che nessun progresso può dirsi compiuto, se non è capace di custodire la dignità di ogni persona. Ogni Stato deve allora sentirsi chiamato a soccorrere i più deboli, a fare la sua parte e a mostrare quella “nobiltà d’animo”, che esalta le Istituzioni e valorizza la dirittura morale dei suoi cittadini.
Fin dall’inizio del doloroso e perdurante conflitto russo-ucraino, San Marino ha teso la mano verso centinaia di profughi, costretti ad abbandonare l’Ucraina, offrendo loro sostegno morale, ospitalità e servizi ed è impegnata oggi a favorire l’arrivo in Repubblica di nuclei famigliari palestinesi in cerca di rifugio, assistenza e godimento dei diritti fondamentali. La nostra lunga tradizione di accoglienza, che trova la sua massima espressione a metà del secolo scorso, attraverso l’ospitalità offerta a oltre 100.000 rifugiati, in fuga dalle violenze del secondo conflitto mondiale, ci ha insegnato che gli aiuti umanitari non sono solo obblighi morali necessari, ma rappresentano una questione di vita o di morte. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo, causa un profondo dolore ed è pari a una condanna a morte. È un’umiliazione difficile da sopportare e moralmente inaccettabile e ingiustificabile. Per questa ragione, plaudiamo e sosteniamo convintamente l’azione delle Istituzioni e del popolo sammarinese a farsi prossimi, a non lasciare indietro nessuno e ad assistere fraternamente chi è in difficoltà; così come rendiamo omaggio al lavoro di tutti gli attori umanitari, che stanno offrendo sé stessi, per dare vita in questo mare di devastazione umana.
Anche il rapido sviluppo delle tecnologie, che apre orizzonti straordinari e offre nuove possibilità all’umanità, ci consegna una grande responsabilità: quella di fare del progresso, uno strumento al servizio dell’uomo e non un nuovo motivo di divisione. Di fronte a queste sfide, Governi e Istituzioni sono chiamati a ritrovare il coraggio della responsabilità e la forza delle scelte condivise. Perché troppo spesso vediamo prevalere la forza sul diritto, la contrapposizione sul dialogo, l’interesse particolare sul bene comune. Eppure, è proprio nei momenti più difficili che la storia ci chiede di scegliere quale mondo vogliamo consegnare alle generazioni che verranno. Nella Sua prima Enciclica, Magnifica Humanitas Ella, Santità, invita l’umanità a non smarrire il primato della persona, nell’epoca delle grandi trasformazioni digitali. «ll rischio non è solo che alcune tecnologie siano usate male, – recita testualmente un passo della Sua lettera – ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa». Ella ci ricorda che il progresso autentico non può essere misurato esclusivamente dalla capacità di innovare, o dall’accelerazione dello sviluppo scientifico, ma dalla capacità di custodire ciò che rende veramente umano l’uomo: la sua dignità inviolabile, la libertà della coscienza, la responsabilità, la solidarietà e la ricerca del bene comune.
È un messaggio, Santità, che sentiamo profondamente vicino alla nostra esperienza istituzionale. San Marino è una piccola Repubblica, ma porta sulle proprie spalle il peso e la ricchezza di oltre diciassette secoli di storia; una storia nata dalla semplicità di un uomo e cresciuta attorno a un’idea di libertà che il tempo non ha cancellato. Una libertà che non abbiamo mai inteso come privilegio, né come affermazione di sé, ma come responsabilità verso gli altri, verso la nostra comunità, verso le generazioni che ci hanno preceduto e, soprattutto, verso quelle che verranno. È forse proprio questa la lezione più preziosa che il nostro patrimonio identitario ci consegna: che la libertà acquista il suo significato più alto quando si fa rispetto, accoglienza e cura dell’altro; quando non innalza muri, ma costruisce ponti; quando non divide, ma riconosce nell’altro una parte della stessa, unica e magnifica umanità. Una società autenticamente moderna, non deve inoltre essere disgiunta dalla capacità di educare al senso civico, di valorizzare la famiglia, di sostenere i giovani, di proteggere le persone con disabilità e gli anziani e di porre la dignità dell’individuo al centro di ogni scelta pubblica. Siamo altresì consapevoli che l’autorevolezza e l’affidabilità di uno Stato, non dipendano dalle sue estensioni territoriali, bensì dalla fedeltà ai principi che ne ispirano l’azione. È in questo comune orizzonte che San Marino e la Santa Sede sviluppano un dialogo costante sui principali dossier dell’agenda multilaterale, riscontrando significative convergenze sui temi della pace e della sicurezza internazionale, della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della promozione dello Stato di diritto e del rafforzamento del multilateralismo. Nelle sedi internazionali, e in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite, tale sintonia si traduce in un comune sostegno alla soluzione pacifica delle controversie, al rispetto del diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, nonché alla protezione delle popolazioni civili nei conflitti. In questo quadro si inserisce anche il comune impegno per l’abolizione universale della pena di morte, tema particolarmente significativo per la Repubblica di San Marino, che ha fatto dell’abolizionismo una scelta risalente alla propria tradizione giuridica e ad essa profondamente radicata, e che continua a sostenerne con convinzione l’affermazione a livello internazionale. Santità, questa Udienza solenne è un dono che ciascun presente in questa Sala conserverà nella propria memoria personale; e a breve, quando Ella si affaccerà sulla nostra Piazza della Libertà, accadrà qualcosa che andrà oltre questa giornata. Dalla antica pietra di questo Palazzo, il Suo sguardo incontrerà quello del popolo sammarinese e, attraverso questa piccola terra sospesa sul Monte Titano, raggiungerà il mondo. Per un istante, la Piazza diventerà una sola voce, un solo abbraccio, un luogo nel quale passato e futuro, fede e libertà, San Marino e l’umanità intera potranno sentirsi uniti. E le Sue parole, Santità, affidate al vento e alla memoria, continueranno a camminare ben oltre queste mura, portando con sé un messaggio di pace, di speranza e di fraternità. La nostra dimensione geografica è piccola, ma l’orizzonte dei valori nei quali crediamo è universale. Continueremo a sostenere che la libertà trovi il suo significato più alto quando si accompagna alla responsabilità; che la pace nasca dal dialogo e mobiliti la nostra democrazia; che il progresso sia autentico, soltanto quando pone al centro la persona umana; che lo sviluppo di una società si misuri anzitutto dalla sua capacità di non lasciare indietro nessuno. È questo il patrimonio che desideriamo consegnare alle future generazioni e continuare a condividere con la Santa Sede e con la Comunità internazionale. Santità, voglia accogliere il nostro accorato augurio per la prosecuzione del Suo Pontificato; il Suo percorso luminoso possa alimentare nei Popoli la fiducia nel futuro e riaccendere la speranza, soprattutto là dove essa sembra essersi spenta. La Repubblica di San Marino sarà sempre al fianco della Santa Sede, in ogni sforzo volto a favorire i processi di pace, a sostenere il dialogo fra le parti e a costruire condizioni di giustizia e convivenza duratura. In questo spirito, a nome del Popolo sammarinese, delle Istituzioni e nostro personale, nel rinnovarLe sentimenti di sincera e profonda gratitudine per la graditissima Sua Visita in mezzo a noi, desideriamo parteciparLe i sensi della più alta deferenza e massima considerazione. Benvenuto, Santità, nella Repubblica di San Marino, che Le augura ogni bene!
I Capitani Reggenti Alice Mina Vladimiro Selva
Discorso del Santo Padre alle Autorità e alla Società Civile

Signori Capitani Reggenti,
illustri Autorità,
sono molto lieto di visitare il vostro Paese, che vanta il primato di essere la più antica Repubblica del mondo, con una tradizione che risale all’inizio del IV secolo. Ringrazio di cuore i Capitani Reggenti per il cortese invito e per l’accoglienza riservatami, testimoniata anche dalle parole che mi hanno rivolto a nome di tutti i cittadini. La mia visita avviene sulla scia di quelle di San Giovanni Paolo II, nel 1982, e di Benedetto XVI, nel 2011, e intende confermare il profondo legame che unisce il Titano alla Sede Apostolica. Un nesso antico per la lunga coesistenza storica, ma nello stesso tempo recente se pensiamo che solo un secolo fa, nell’aprile 1926, furono formalizzate le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Serenissima Repubblica di San Marino.
Nella sua lunga storia, la vostra Repubblica ha reso perennemente attuali le parole che potremmo definire il testamento spirituale del suo Fondatore e che sono state ricordate poco fa: «Relinquo vos liberos ab utroque homine», la cui sintesi appare chiara nel motto Libertas. Una parola sola, ma di quale densità! Nel contesto della storia di un popolo e di uno Stato, essa esprime certamente l’aspirazione ad autodeterminarsi, a non dipendere da altre autorità politiche. Ma, nello stesso tempo, Libertas significa molto di più, e su questo vorrei soffermarmi brevemente con voi.
Anzitutto desidero sottolineare che non c’è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale. Questa libertà è donata e garantita, in ultima analisi, da Dio, la cui voce risuona nella coscienza di ogni essere umano.
Promuovere la libertà comporta difendere gli spazi della coscienza. E qui il pensiero va ai tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libertà perché testimoniano proprio il primato della coscienza. Saldamente formati dalla ricerca della verità, essi sono pienamente responsabili delle proprie decisioni e dunque liberi da ogni vincolo che non sia quello, proprio della creatura, che li lega a Dio. Esemplare in questo è San Tommaso Moro, Patrono dei Governanti e dei Politici. Anche oggi, in molte parti del mondo, non mancano persone che rimangono fedeli alla loro coscienza anche in contesti di forte avversità, testimoni della vera libertà, quella che deriva dall’essere figli e figlie di Dio. Con ammirazione esprimiamo la nostra solidarietà a quanti, in questo momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza.
Inoltre, la libertà si realizza nel dono, nella comunione, nell’incontro e nel dialogo. Essa è come una pianta che cresce e produce rami e foglie per offrire a tutti ossigeno, ombra, profumo, frutti e nuovi semi. E come potrebbe essere altrimenti, dal momento che sgorga dalla fonte che è Amore Uno e Trino? Potrà forse sembrare eccessivo questo riferimento teologico, ma credo che oggi esso sia necessario, di fronte all’idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si presentano in nome della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del potere.
Nella visione cristiana, libertà e comunione stanno o cadono insieme. Molti santi e sante hanno dato inizio a esperienze di vita comunitaria in cui le persone esprimono la propria libertà nell’obbedienza a una regola, basata sul Vangelo. Nel vostro caso è sempre motivo di particolare interesse il fatto che all’origine della vostra comunità ci sono uomini come San Marino e San Leo, che possiamo definire costruttori di città libere e pacifiche. La loro opera si può interpretare secondo l’icona biblica della ricostruzione di Gerusalemme propiziata dal Profeta Neemia. È l’immagine “positiva”, opposta a quella della torre di Babele, che orienta la riflessione dell’Enciclica Magnifica humanitas (cfr n. 8). L’opera di Neemia è animata dalla preghiera, coinvolge le famiglie e tutto il popolo, costruisce i legami prima ancora delle pietre; lo stile è la comunione, non l’uniformità, «l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore» (ibid.). Così mi piace pensare al lavoro intrapreso dai vostri Fondatori, che ben si riflette nella laboriosità e nell’ingegno di questo popolo e di questa terra.
Libertas, per voi, vuol dire anche un impegno mai venuto meno di una partecipazione attiva e positiva alla costruzione della pace. Riguardo a questo aspetto, esprimo vivo apprezzamento e trovo una particolare consonanza con l’atteggiamento della Santa Sede. Per questo condividiamo la stima per la diplomazia e per il multilateralismo, quali vie privilegiate per coltivare le relazioni internazionali e promuovere l’intesa tra le Nazioni. «Contro le comunicazioni impulsive, le retoriche aggressive e le logiche di potenza che segnano il nostro tempo, la vocazione della diplomazia è quella di favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati più “scomodi” o che non si riterrebbero legittimati a negoziare, usando fino allo stremo l’umiltà e la pazienza per ricucire i più tenui segni di buona volontà delle parti in conflitto, così da avviare una pacificazione» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 224).
Signore e Signori, questa visita – analogamente a quanto accaduto nel Principato di Monaco – mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall’ispirazione cristiana. Perciò la Repubblica di San Marino può essere un “laboratorio” di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale (cfr ivi., 59-81). Tale impegno appare oggi ancor più prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e la vostra Repubblica si troverà a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realtà complessa, la quale potrà trarre grande giovamento dal vostro contributo.
Andando ancora più a fondo, l’obiettivo principale a cui tendere in questo “laboratorio” è la cura dell’umano. Una comunità come la vostra, infatti, al tempo stesso ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico, può perseguire efficacemente tale obiettivo, mediante una cura che si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale. «La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani. […] La tecnologia può sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libertà e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni» (ivi, 114).
Questa cura dell’altro è apparsa una nota distintiva della storia sammarinese fin dai suoi albori. Come è stato notato essa si è rivelata nella tradizione di accoglienza, che non è mai venuta meno lungo i secoli nei confronti di chi soffre ed è nella prova. Recentemente, si è mostrata con il sostegno e l’ospitalità al popolo ucraino, specialmente all’inizio del conflitto, come pure nell’impegno in favore del diritto internazionale umanitario in un momento storico in cui esso appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato.
Tale sensibilità è anche frutto della tradizione cristiana di questo Paese e della costante e positiva collaborazione fra le Autorità politiche e il Vescovo nella ricerca del bene comune. Vi sono perciò particolarmente grato di questo vostro impegno e testimonianza e vi incoraggio a proseguire tutti, governanti, cittadini e comunità ecclesiale, l’impegno coraggioso e lungimirante a favore della dignità di ogni persona umana e del bene comune. A ciascuno di voi, rinnovo l’espressione della mia gioia per questa visita nella Repubblica di San Marino e invoco su tutti la benedizione del Signore.
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Saluto del Santo Padre ai fedeli in piazza dal balcone del Palazzo Pubblico

Buongiorno! Buongiorno a tutti! Vi ringrazio sinceramente per l’accoglienza, in questa bellissima giornata! Sono veramente contento di essere qui con voi, salutarvi, godere della bellezza, la storia, la tradizione, la fede di questo grande popolo di San Marino.
Tanti auguri a voi: che viviate sempre con autentica libertà, con l’autentica libertà in Cristo Gesù, con la verità, e che siate sempre uniti in questo spirito accogliente. Tanti auguri a tutti!


